
Una delle domande (comprensibilmente) più ricorrenti da parte vostra è la seguente: "quali" Opzioni conviene comprare?".
Non è che mi voglia tirare indietro, ma rispondere a questo quesito è un fatto estremamente complicato; tuttavia oggi vi darò qualche ragguaglio sulle indicazioni di massima che devono guidare la vostra scelta.
Nell'occasione rispolvereremo insieme una fondamentale nozione teorica: i fattori che concorrono a determinare il prezzo di un'Opzione.
Diciamo che sono essenzialmente tre:
1) La distanza dalla base;
2) Il tempo residuo;
3) La volatilità del mercato;
Vediamoli in dettaglio.
1) La distanza dalla base è rappresentata dal numero di punti che bisogna aggiungere (nel caso delle Call) o togliere (nel caso delle Put) all'indice S&PMib per raggiungere il valore della base stessa. Mi spiego: se l'indice S&PMib presenta un valore "netto" di 16.500 punti, allora sia una Put 15.000 che una Call 18.000 si collocheranno a 1.500 punti di distanza e si considereranno "out of the money", appunto, di 1.500 punti, in quanto il valore alla scadenza della Put corrisponderà al numero dei punti (moltiplicati per 2,5 €) al di sotto dei 15.000, e per contro, quello della Call equivarrà ai punti al di sopra dei 18.000. In un verso o nell'altro, dunque, le opposte Opzioni maturerebbero un valore effettivo alla scadenza dopo la soglia dei 1.500 punti. Attenzione, però: il fatto che al momento non abbiano un valore "effettivo" non vuol dire che non abbiano un valore - in molti casi anche elevato - di mercato. Le Opzioni, infatti, possono essere rivendute in qualsiasi momento, ed è chiaro che, a parità di altri fattori, un'Opzione che si avvicina alla base vale di più di quanto è stata pagata, mentre una che si allontana dalla base vale di meno. Un'Opzione che si avvicina alla base a una distanza inferiore ai 500 punti viene definita "at the money"; un'Opzione che "supera" la base (la Put sotto i 15.000 o la Call sopra i 18.000 nell'esempio considerato) entra "in the money" e, come meglio vedremo in seguito, cessa di essere propriamente un'Opzione e va, preferibilmente, venduta (e magari sostituita con altre Opzioni più lontane come basi; ma questo argomento è al momento prematuro).
2) Il tempo residuo è, chiaramente, un elemento di straordinaria importanza: se dovessimo considerare "eterne" le Opzioni, dovremmo anche mettere in conto che "prima o poi" entreranno tutte "in the money". Il fatto è che questa condizione deve invece maturare "entro" i termini di scadenza prefissati (le Opzioni scadono su base mensile, e precisamente il 3° venerdì di ogni mese; ciò non toglie che sia possibile acquistare Opzioni a scadenza trimestrale, semestrale, annuale...
Anche qui, chiaramente, vale il discorso della "probabilità" nella determinazione del prezzo: a parità di altre condizioni (base e volatilità) il prezzo sale con l'aumentare del tempo disponibile. A pochi giorni (o addirittura a poche ore, a pochi minuti) dalla scadenza un'Opzione tende a evidenziare un incremento esponenziale della velocità con cui si svaluta.
3) La volatilità, infine, incide in maniera rilevante sulla "probabilità" (e dunque sul valore) di un'Opzione. Sintetizzando (in maniera impropria, ma sufficiente a rendere l'idea) potremmo definire la volatilità come la velocità con cui il mercato si muove in quel dato periodo. Esistono infatti delle fasi "statiche" in cui i ritmi sono soporiferi (e quindi la possibilità di fare grandi affari semplicemente acquistando Opzioni diminuisce sensibilmente) ed altre in cui invece si determinano accelerazioni frequenti ed improvvise: in quest'ultima situazione è chiaro che il valore delle Opzioni (sempre a parità di altri fattori) aumenta considerevolmente, in rapporto all'accresciuta probabilità che si verifichino escursioni di prezzo molto favorevoli a chi ha comprato. bE cerco subito di spiegare il perché.
Immaginiamo che il mercato si muova improvvisamente di 1.000 punti, che cosa può succedere? Due i possibili scenari: i 1.000 punti sono stati percorsi in direzione favorevole alla nostra Opzione (al rialzo se è una Call, al ribasso se è una Put), oppure in direzione opposta (al ribasso se è una Call o al rialzo se è una Put). Ebbene, cosa accadrebbe in ciascuna delle due opposte possibilità? Nel primo caso la nostra Opzione - sempre fermi restando gli altri fattori - potrebbe aumentare di valore anche in maniera eclatante, producendo profitti percentualmente elevatissimi; nel caso contrario diminuirebbe di valore, ma in modo sempre più limitato, nel peggiore dei casi fino all'azzeramento del valore, ma mai oltre.
Insomma, se in una situazione di elevata volatilità ci si mettesse semplicemente a giocare a "testa o croce" si saprebbe in anticipo che in caso di perdita i danni sarebbero comunque limitati, mentre in caso di guadagno i profitti assumerebbero proporzioni stratosferiche. Ecco perché il crescere della volatilità provoca un forte incremento del prezzo delle Opzioni.
Infatti, ciò che io pago acquistando un'Opzione è la "probabilità" che la stessa vada, come si dice, "in prezzo", prima della scadenza. E questa "probabilità" è strettamente correlata gli altri due fattori: la base (più è vicina la situazione "in the money", maggiore è la possibilità che l'Opzione vada a buon fine) e il tempo (quanto più lunga è la "vita" delle Opzioni, tanto più probabile diventa la possibilità di ottenere un guadagno).
Moa non preoccupatevi: non dovete essere voi ad eseguire i complicati calcoli con cui si determina il prezzo delle varie Opzioni sulla base di queste tre componenti: purché abbiate l'accortezza di evitare le situazioni in cui la differenza fra la domanda (in gergo "denaro") e l'offerta (in gergo "lettera") è significativa, il giusto prezzo lo fa direttamente il mercato. Voi, però, dovete fare il resto... e io sono qui per cercare di farvi assimilare i concetti base del buon Trading con le Opzioni.